Ci sono numeri che fanno male. Numeri che raccontano una storia di sofferenza silenziosa, di cani trattati come strumenti e poi scartati quando non servono più. La Spagna ci offre questi numeri, e dobbiamo guardarli in faccia.
Non per deprimerci. Ma per capire cosa rischiamo se non cambiamo approccio.
I dati PACMA 2022
Lo studio condotto da PACMA (Partido Animalista) nel 2022 ha raccolto dati da 194 rifugi spagnoli. I risultati sono agghiaccianti.
In un solo anno, 12.295 cani da caccia sono stati abbandonati o ceduti ai rifugi. Di questi, 5.544 erano galgos (levrieri spagnoli) e 4.191 erano podencos. Il resto comprendeva altre razze da caccia tradizionali.
Ma il dato più doloroso riguarda le condizioni di questi cani. Il 77,3% dei rifugi ha dichiarato che i cani da caccia arrivano in condizioni di salute “tra cattive e pessime”. Non stiamo parlando di cani semplicemente non voluti. Stiamo parlando di cani trascurati, malnutriti, a volte feriti.
Febbraio: il mese del terrore
In Spagna, febbraio è conosciuto come “el terror de los galgos” — il terrore dei levrieri. È il mese in cui finisce la stagione di caccia con i levrieri, e inizia la stagione degli abbandoni.
I cani che non hanno “performato” abbastanza bene, quelli troppo vecchi, quelli con qualche problema fisico: vengono scaricati. Alcuni vengono abbandonati lungo le strade, altri legati agli alberi, altri ancora consegnati ai rifugi già saturi.
È un sistema che tratta il cane come un attrezzo usa e getta. Funziona? Lo tieni. Non funziona più? Lo butti e ne prendi un altro.
Il problema non è solo la caccia
Sarebbe facile puntare il dito solo contro i cacciatori. Ma i dati raccontano una storia più complessa.
Secondo le stime di ParaBeagles, un’organizzazione spagnola dedicata ai Beagle, molti cani da caccia vengono ceduti anche da famiglie che li avevano presi come pet. La ragione? Aspettative irrealistiche.
ParaBeagles stima che un Beagle equilibrato abbia bisogno di almeno 6 ore giornaliere di attività tra passeggiate, gioco e stimolazione mentale. Sei ore. Quante famiglie possono offrire questo? Quante sapevano, quando hanno preso quel cucciolo adorabile, cosa le aspettava?
Il risultato è prevedibile: cani frustrati, comportamenti problematici, famiglie esasperate, e infine la cessione. “È troppo impegnativo.” “Non ce la facciamo più.” “Non è il cane che pensavamo.”
Un dato che fa riflettere
Spaniel Aid UK, un’organizzazione inglese che si occupa di Cocker Spaniel ceduti, riporta un dato significativo: il 70% dei Cocker che ricevono ha meno di 14 mesi.
Non sono cani vecchi o malati. Sono cani giovani, nel pieno dell’adolescenza canina, quella fase terribile in cui il cucciolo adorabile diventa un terremoto ingestibile. Quella fase che passa, se si ha pazienza. Ma che molte famiglie non riescono ad attraversare.
Questo dato ci dice qualcosa di importante: molti abbandoni e cessioni non sono dovuti a problemi del cane, ma a problemi di aspettative e preparazione della famiglia.
E l’Italia?
Non abbiamo dati italiani così dettagliati sull’abbandono dei cani da caccia. Ma chiunque frequenti i canili sa che Segugi, Setter, Bracchi sono presenze costanti. E chiunque lavori nel settore sa che le richieste di aiuto da famiglie in difficoltà con cani da caccia sono in aumento.
Non siamo la Spagna, con la sua cultura venatoria particolare e il problema specifico dei galgos. Ma condividiamo alcuni fattori di rischio: la popolarità crescente delle razze da caccia come pet, la mancanza di informazione preventiva, le aspettative irrealistiche alimentate dai social media.
Il Labrador è “il cane perfetto per la famiglia”. Il Beagle è “adorabile e di taglia media”. Il Setter è “elegantissimo”. Tutto vero. Ma nessuno racconta il resto della storia, quello che succede quando il cucciolo delle foto diventa un adolescente che tira come un trattore e fugge appena sente un odore.
Cosa possiamo fare
La lezione spagnola non deve paralizzarci. Deve motivarci.
Informare prima dell’acquisto. Ogni persona che sta pensando di prendere un cane da caccia dovrebbe sapere cosa aspettarsi. Non per scoraggiarla, ma per prepararla. Un proprietario informato è un proprietario che non cede il cane dopo sei mesi.
Supportare chi è in difficoltà. Quando una famiglia si trova in crisi con il proprio cane da caccia, la risposta non dovrebbe essere “te l’avevo detto” ma “come posso aiutarti”. Ogni cane salvato da una cessione è una vittoria.
Promuovere l’adozione consapevole. I canili sono pieni di cani da caccia meravigliosi. Promuovere la loro adozione — a famiglie preparate e consapevoli — è un modo concreto per fare la differenza.
Cambiare la narrativa. Il cane da caccia non è uno strumento. Non è un accessorio estetico. È un essere senziente con bisogni specifici che merita rispetto e comprensione. Più questa idea si diffonde, meno cani finiranno abbandonati.
La terza via
La Spagna ci mostra due estremi: da una parte, i cani da caccia come strumenti da scartare; dall’altra, le famiglie impreparate che cedono dopo pochi mesi.
La terza via — quella che cerchiamo di costruire qui a SearchingDog — è diversa. È fatta di famiglie che scelgono consapevolmente, che si preparano, che capiscono i bisogni del loro cane e trovano modi per soddisfarli. Famiglie che vedono nel loro Setter, nel loro Bracco, nel loro Segugio non un problema da gestire ma un compagno da capire.
I numeri spagnoli sono un monito. Ma non devono essere il nostro destino.
Francesca Angelinelli · SearchingDog Educazione Cinofila
