C’è una frase che sento ripetere spesso: “ma io non vado a caccia, quindi il mio cane non ha bisogno di quelle cose.” È una delle convinzioni più diffuse e più dannose quando si parla di cani da caccia in famiglia.

L’istinto del tuo setter, del tuo bracco, del tuo labrador non scompare perché vive in un appartamento in città. È lì, sempre presente, in attesa di esprimersi. Se non gli dai un canale, ne troverà uno da solo. E probabilmente non ti piacerà.

Cosa sono gli istinti (e perché non puoi “educarli via”)

Gli istinti sono comportamenti selezionati geneticamente, affinati in generazioni e generazioni di cani scelti per fare un lavoro specifico. Il tuo setter che si immobilizza vedendo un piccione non sta facendo una scelta consapevole: sta rispondendo a un istinto scritto nel suo DNA.

Un retriever che ruba calzini e li porta in giro non è “dispettoso”. Sta esprimendo l’istinto di riportare oggetti, lo stesso che lo renderebbe un eccellente cane da riporto in uno scenario di caccia.

Uno spaniel che ficca il naso in ogni cespuglio durante la passeggiata non è “distratto” o “disobbediente”. Sta facendo esattamente quello per cui è stato creato: cercare.

Questi istinti non si eliminano con l’educazione. Non si spengono ignorandoli. Non diminuiscono tenendo il cane chiuso in casa. Sono parte di ciò che il tuo cane è.

La differenza tra stanchezza fisica e appagamento mentale

“Lo porto a correre un’ora al giorno, ma torna a casa ed è ancora agitato.” È un copione che conosco bene.

Ecco il punto: un cane da caccia non ha solo bisogno di muoversi. Ha bisogno di lavorare con la testa, di usare il naso, di sentirsi coinvolto in qualcosa che abbia senso per lui.

Correre al parco stanca il fisico, ma non impegna la mente. È come se tu passassi un’ora sul tapis roulant: saresti stanco fisicamente, ma la tua testa continuerebbe a girare. Adesso immagina di farlo ogni giorno, senza mai poter leggere un libro, guardare un film, avere una conversazione interessante. Impazziresti.

Un cane che corre due ore ma non usa mai il naso per cercare qualcosa, che non risolve mai un problema, che non viene mai coinvolto in un’attività che stimoli il suo cervello, è un cane fisicamente esausto ma mentalmente frustrato. E un cane frustrato trova modi creativi per esprimere quella frustrazione.

Come si manifesta la frustrazione istintiva

La frustrazione di un cane da caccia i cui istinti non trovano espressione si manifesta in modi diversi, che spesso vengono fraintesi come “problemi comportamentali” o “cattivo carattere”.

  • Distruttività. Il cane che rosicchia mobili, scava buche in giardino, strappa cuscini. Non lo fa per dispetto o per cattiveria. Lo fa perché ha energia mentale in eccesso che deve andare da qualche parte.
  • Fughe. Il cane che scappa appena può, che si infila sotto la rete, che parte all’inseguimento di qualunque cosa si muova. Il suo istinto di esplorare, cercare, inseguire è così forte che supera qualunque altra considerazione.
  • Abbaio incessante. Soprattutto negli spaniel e nei segugi, ma anche in altre razze. È un modo per scaricare tensione, per esprimere frustrazione, per segnalare che qualcosa non va.
  • Iperattività. Il cane che non sta mai fermo, che salta addosso a tutti, che tira al guinzaglio come un pazzo. Spesso non è un problema di educazione: è un problema di energia che non trova espressione adeguata.
  • Comportamenti ossessivi. Rincorrere ombre, fissare lucine, leccarsi le zampe fino a farsi male. Quando la mente non ha stimoli appropriati, si aggrappa a qualunque cosa.

Il paradosso: soddisfare l’istinto senza cacciare

E qui arriva la bella notizia: non devi essere un cacciatore per soddisfare gli istinti del tuo cane da caccia.

Quello di cui il tuo cane ha bisogno non è uccidere selvaggina. È usare il naso per cercare qualcosa. È avere un compito, una missione, un problema da risolvere. È sentirsi utile e coinvolto.

Un gioco di ricerca olfattiva in casa può essere più appagante di un’ora di corsa al parco. Nascondere il suo giocattolo preferito e lasciarlo cercare stimola esattamente gli stessi circuiti cerebrali che si attiverebbero in una battuta di caccia.

Lavorare sul riporto, anche solo in giardino, soddisfa l’istinto del retriever di portare oggetti. Non serve un’anatra: basta un dummy, una pallina, un kong.

Fare attività di fiuto strutturate, come la ricerca di bocconcini nascosti o il nosework, permette al cane di usare il suo naso straordinario in modo costruttivo.

Il punto centrale

Il punto non è trasformare il tuo cane in un cane da lavoro. Il punto è riconoscere che il tuo cane È un cane da lavoro, anche se non lavorerà mai. E che i suoi bisogni mentali sono importanti quanto quelli fisici.

Non ti sto dicendo che devi dedicare ore ogni giorno ad attività complicate. Ti sto dicendo che dieci minuti di ricerca olfattiva valgono più di sessanta minuti di corsa insensata. Che coinvolgere il cane durante la passeggiata normale, nascondendo bocconcini, variando il percorso, lasciandolo esplorare con il naso, fa una differenza enorme.

Un cane da caccia i cui istinti vengono riconosciuti e incanalati è un cane sereno, equilibrato, facile da gestire. Un cane da caccia i cui istinti vengono ignorati è una pentola a pressione che prima o poi esplode.

La scelta è tua.

Francesca Angelinelli · SearchingDog Educazione Cinofila